2 settembre 2009. Nella piazza Gendarmenmarkt di Berlino compaiono 1000 sculture di ghiaccio, dalla forma di uomini in miniatura. Sculture che strategicamente non hanno vita lunga: i 1000 uomini di ghiaccio si sciolgono progressivamente, richiamando così, con grande impatto, l'attenzione del pubblico e dei media sul tema dello surriscaldamento globale.
L'azione di guerrilla è stata realizzata dall'artista brasiliano Nele Azevedo per il WWF. Qui trovate il video dell'operazione. Da vedere.
Le proiezioni? No, non sottovalutatele. Sono in grado di attirare l'attenzione e generare un buon passaparola. Ma non trattatele come una parete su cui proiettare uno spot, e se lo fate non vi lamentate dell'insuccesso. Dovete andare oltre, senza dimenticare mai che ogni mezzo ha il suo linguaggio. E che anche i linguaggi cambiano.
In Italia la tecnica non splende certo per innovazione. L'unico caso di eccellenza che è rimasto nella mia memoria è l'operazione Palazzo Birra Moretti, di cui ho parlato quasi due anni fa. Da lode.
Nel frattempo all'estero le proiezioni si sono evolute. La parola chiave è interazione, non tanto con le persone quanto con la struttura architettonica. E suggeriscono tanto, dando spazio all'ideazione di azioni che hanno pochi precedenti.
Per darvi un'idea, giusto due segnalazioni effetto WOW.
L'abilità di interagire e di trasformare gli ambienti con la luce può dar luce ad un nuovo trend di comunicazione non convenzionale. Le possibilità sono infinite.
Un'idea che si ispira all'arte contemporanea.
Quella di Christo, non quello più famoso ma l'artista noto come il "wrap artist", l'artista che impacchetta oggetti di ogni tipo, da quelli più piccoli - lattine, bottiglie e sedie - passando a quelli su larga scala, da statue e interi edifici, a parti intere di paesaggi naturali come colline e coste rocciose.
Le sue opere lo portano ad essere uno dei precursori della land art, e sicuramente a creare un filo rosso con il mondo della pubblicità non convenzionale: si tratta di azioni che modificano temporaneamente i luoghi in cui si agisce, sottolineando e/o cambiando l'ambiente per attirare l'attenzione. Il risultato è la sintesi: evidenziare nascondendo. Proponendo una percezione della realtà mai avuta prima.
Questo legame con la pubblicità ha portato alla creazione strategica di un'altro wrapping object, e una brand - Kleenex - ad impossessarsi di questo territorio artistico impacchettato. Con il primo Kleenex Silk Touch Tissue Tree: un intero albero impacchettato ad arte con i fazzoletti. 1 km di seta, realizzato nei pressi del Museum of Contemporary Art di Sydney, cui tender mano per testare al massimo la sofficità dei fazzoletti Kleenex.
La street art incontra il sociale con un'"opera di marketing" realizzata dall'agenzia croata Luminus Creative per Unicef.
Il messaggio sulla cassetta della posta da cui nasce il graffito:
Send a postcard. Address the problem. Buying a single set of UNICEF postcards provides 26 children with the necessary child paralysis vaccine. This Christmas, your good wishes may save lives.
La street art è marketing - senza perdere il suo DNA - per il lancio della nuova Vespa S in Canada. L'agenzia Dentsu si è affidata ad un esperto del genere: fauxreel, ovvvero Dan Bergeron.